ProValdagno
Comitato Promotore
Città di Valdagno
CALASTORIA

Concorso Nazionale di Poesia
Calastoria. Regolamento. Cerimonia. Benia Calastoria. Manifestazioni.
Calastoria 2012

1° premio sezione adulti in lingua italiana
       
Quando mi chiederai
 (memoria)
Quando ti raggiungerò,
aggrappata a brandelli di nubi,
e tu mi chiederai di me, della mia vita…

lo ti racconterò dei giorni trascorsi
nel mito degli anni perduti,
ti racconterò delle estati non vissute,
del soleggiare dei meriggi sprecati
ad annaffiare l'inerzia di rose scolpite
nell’apatia di un marmo bianco.

Ti dirò delle notti di luna spaurita
quando, affossato il volto stremato
tra i cuscini accorati del tempo,
udivo il fruscio lontano di sciami di stelle
e il ricordo di te che tornavi a essere voce.

lo ti supplicherò di annullare la stretta
della morsa dei silenzi,
l’inganno di sorsate di vuoto
ubriacate di nostalgia,
la ferocia degli artigli di terra
ladri della chiave sterile dei sogni.

Ora, che dalle nostre foto,
non torna il conto degli anni,
ora che ancora mi manca il meglio di ieri,
ora che solo il nulla urla la sua solitudine,
sono qui a singhiozzare un verso senza tempo
mentre gocciolano lacrime d'inchiostro
sopra confini celesti
che popolano, instancabili,
il desiderio dei giorni.

Nadia Zanini di Bovolone (Verona)

Motivazione: La poesia, divisibile in due macro parti: una rivolta al futuro e l’altra al presente, affronta il tema del vuoto esistenziale per la morte della persona cara.  Nella parte rivolta al futuro, che occupa le prime 4 delle 5 strofe del componimento, il poeta si rivolge alla persona amata, defunta da anni, immaginando un loro prossimo incontro nei cieli. In questa parte, e per 2 strofe, il poeta esprime, con immagini di potente veridicità, la vita “non-vissuta” senza l’altro, e, per una strofa, gli rivolge la supplica di annullare il ricordo di questi anni mutilati vissuti nel tormento della nostalgia, nell’angoscia di una vita a metà. La poesia si chiude con un congedo in cui, tornati al presente e quindi alla vita in essere, si dichiara il profondo e quotidiano desiderio di quest’incontro a venire, unico risolutore delle pene del presente. La poesia è riuscita a esprimere con rilevante efficacia tematica e buona invenzione stilistica e lessicale l’intimo tormento giornaliero della vedovanza.
Calastoria 2012

2° premio sezione adulti in lingua italiana
       
Il Profumo della lavanda

E’ rimasto il profumo della lavanda
a presidiare i capannoni di cemento,
ad addolcire i silenzi delle macchine
e tutto ciò che sapeva di sudore,
fatica in questa piana abbandonata.
Guardo adesso il sorriso dei papaveri
che si sono presi i cancelli della fabbrica,
la mestizia delle presse dismesse,
dei torni arrugginiti, il cumulo delle cose
accese, spente, lavorate tutti i giorni
e poi lasciate là nel macero dei sogni.

Qua é come al nord delle industrie fallite,
al sud dei fabbricati fantasma:
la stessa danza del vento tra i rottami
nelle controre di lavoro, la voce finita
degli operai, gli striscioni rossi e verdi
in un cielo inutilmente azzurro.
Ho tra le mani quella lettera dannata;
mi sembra di morire tra quattro righe
e nessun domani, tante domande,
risposte amare nella persa meraviglia
dei giorni, del domani, della famiglia.

Guardo e rivedo i cartellini da timbrare,
gli amici dei reparti, la fila delle entrate,
delle uscite tra albe e tramonti
nelle sinfonie dei macchinari.
Sento l 'odore della mensa, il grido delle sirene
per essere vivo nella dignità e nei progetti.
Adesso esulta un coro di cicale
nell'assedio dei rovi, nella voce dei megafoni
e il profumo della lavanda accende
dolci cromie mattutine, ricami viola nella sera
per una vita che ha smesso di sognare.

Consoli Carmelo (Firenze)

Motivazione: Tre strofe di 11 versi ciascuna: trentatré versi, come gli anni della passione di Cristo, raccontano questa passione contemporanea di aziende “dimesse al Sud”, “fallite al Nord”, nella follia di una globalizzazione del lavoro che gli uomini non hanno saputo governare. C’è stupore, c’è incredulità per la fine del lavoro, che ha generato la fine “dei giorni” e financo la fine di un’idea di “famiglia”. Senza lavoro l’uomo perde la sua dignità, è il grido del poeta. Il profumo della lavanda che ancora accende di stupefacenti colori le mattine italiane nei piazzali vuoti delle fabbriche dismesse è l’unica, dolcissima e bellissima, cosa che ci è rimasta, ma per chi ha smesso di sognare il proprio futuro, anche l’incanto della natura non conta più nulla.
Calastoria 2012

3° premio sezione adulti in lingua italiana
       
Musica di Telaio
(a Nonna Angelina)

Rocchette Piovene ed il suono
di mille telai che battono
al ritmo del cuore, rumore,
metrònomo folle
di musiche care; ricordi?
Sapevi preghiere straniere
e modi di vivere alieni
e storie da dire ai bambini:
di laghi di latte e di case
di zucchero e di marzapane.
Tossivi da un’asma furiosa
la polvere fine rappresa
in fondo ai polmoni. Piangevi
ma senza lasciarti vedere.
Le mani di lana
per fare carezze di maglie a colori
e calze a tre ferri incrociati.
Non anni e non giorni ma pieghe
di rughe per dire un’età sconosciuta.
Ricordo silenzi di stanze odorose,
lenzuola che sanno di cenere,
minestre sul fuoco
e latte che a volte trabocca.
Le mani di legno
sul petto incrociate, i capelli,
la fronte distesa e tu che sorridi
all’ultima cosa che hai visto
con gli occhi del cuore.
Cosi, come te, non si muore morendo,
si lascia soltanto la casa del mondo
per spazi diversi, più grandi.
Le notti d’agosto
traversano il cielo ad oriente
bagliori di stelle cadenti,
le anime belle di chi abbiamo amato.
La stella più grande stasera ha lasciato
un solco di luce che dura
e un suono ritmato,
metrònomo folle
di musiche care; ricordi?

Rodolfo Vettorello (Milano)

Motivazione: La poesia dagli echi volutamente gozzaniani presenta un’attenzione formale e stilistica coerente, con l’uso, in specie, sapiente dei verbi (e tra tutti del verbo da ritenersi centrale, “ricordare”, utilizzato all’inizio, al centro, alla fine del componimento) che nel loro essere posti, i verbi, ora all’inizio ora alla fine dei versi generano un riuscito effetto ritmico, una specie di elencazione melodica, funzionale al discorso poetico di evocazione di una persona e del suo mondo di cose semplici (l’elencazione, appunto, è la forma più semplice della sintassi del periodo) e buone tali da offrirci la speranza che di cose buone e semplici sia anche quello che ci attende nell’Aldilà.