ProValdagno
Comitato Promotore
Città di Valdagno
CALASTORIA

Concorso Nazionale di Poesia
Calastoria. Regolamento. Cerimonia. Benia Calastoria. Manifestazioni.

Par de Veder


Par de véder apéna
drio la cavezzaia
en biancospim che trema.
E no gh’è vént ancói
che scorla e sbanda,
gnanca sui rami vèci
del mandorlèr fiorì.
Gh’è sol na bissa en tèra,
negra e solagna,
che tra ‘I spatuz dei spini
la ténde a ‘n sorzatèl.
L’è Iì ‘nzochì porét,
lontam da la so tana,
sora Ie prée tièpide del dì,
come l’avéss capì, che ‘I témp
l’è na boca spalancàa
o na stagiom remenga
ormai brusàa.
E no gh’è pu granuz
a far dolza la campagna,
ne òmeni e usèi
migradi chissà ‘ndó.
Gh’è sol malinconia
che Iarga la sparpàia
sgrìsoi de primavera e mi...
che no spavento pu nessum,
trat Iì …  de trovelóm.
Calastoria 2012

Sembra si Vedere


Sembra di vedere appena
dietro il ciglio di confine
un biancospino che trema.
E non c’é vento oggi
che scuote e sbanda,
neanche sui rami vecchi
del mandorlo fiorito.
C’é solo una biscia in terra,
nera e solitaria,
che tra il ciarpame delle spine
fa l’agguato a un topolino.
E’ lì istupidito poveretto,
lontano dalla sua tana,
sopra le pietre tepide del giorno,
come avesse capito, che il tempo
è una bocca spalancata
o una stagione malandrina
ormai bruciata.
E non c’è più grano
a fare dolce la campagna,
né uomini e uccelli
emigrati chissà dove.
C’è solo malinconia
che larga sparpaglia
brividi di primavera ed io…
che non spavento più nessuno,
buttato lì… in malo modo.
1° premio sezione adulti nei dialetti del Triveneto
(dedicata agli ultimi spaventapasseri rimasti)
Lia Cinà Bezzi di Villa Lagarina (Trento)

Motivazione: Poesia malinconica, costruita sulle scarne immagini di una natura che ha ormai perso il suo respiro, la sua anima, per restare solo bocca aperta e nera, avida di ingoiare. Splendido, amaro quadro di una terra desolata ora che anche lo spaventapasseri, ultimo suo custode e amico, giace buttato là, mezzo azzoppato.
 
2° premio sezione adulti nei dialetti del Triveneto

Co’ riva la note

Co’ riva la note, se sara i balconi
e fin ca se spèta, co i oci strucà,
se verze i ricordi più bruti o più boni,
se immissia i pensieri nel tempo mucià.

Te par de sentire parole de amizi,
o critiche amare, disperse nel vento,
e fin ca te passa davanti i giudizi
el sòno ‘l te porta distante, contento

de farte sognare ‘na spiagia, un velièro,
e un saco de robe più bee che ghe sia.
El cuore, in penombra, devènta lezièro

inventa in silenzio ‘na  bèa poesia,
mai nata, mai scrita, sospesa nel tempo,
caréza del cuore, nel sogno svanìa.

Quando arriva la notte

Quando arriva la notte, si chiudono i balconi
e fin che si aspetta con gli occhi chiusi,
si aprono i ricordi più brutti o più belli,
si rimescolano i pensieri nel tempo accumulati.

Ti pare di sentire parole di amici,
o critiche amare, disperse nel vento,
e fintantoché ti passano davanti i giudizi
il sonno ti porta distante, contento

di farti sognare una spiaggia, un veliero,
e un sacco di cose più belle che ci siano.
Il cuore, in penombra, diventa leggiero

e inventa in silenzio una bella poesia,
mai nata, mai scritta, sospesa nel tempo,
carezza del cuore, nel sogno svanita.
Ramis Tenan di Lendinara (Rovigo)

Motivazione: Una poetica schietta e genuina, il verso breve e agile, caratterizzano questo sonetto. Quando arriva la notte si ammucchiano i pensieri, il sonno li stempera in cose belle, il cuore, leggero, ne fa una poesia mai scritta, volatile come un sogno.
 

Nadal 1944






En cucio scalcagnà
fato de foie
de soto a ’n baitel
cuertà de tera.
Te pense e te ripense
al giorno maledeto
che t’è dovù scapar
e caminar per ore
descalso ne Ia neve.
Te pense a la fameia
to mama, to pupà
lontani, cissandove.
Te pense al to destin
sensa speransa.

Ma eco la Lucia
che riva co Ia sporta
e la te ride.

Te varde Ia Lucia
i oci che ghe sluse
el so vestito novo:
na cotoleta verde
na camiseta bianca
e sora en golfin rosso
de lana petenà.

Ancó l’è Festa Granda.

Te varde la Lucia
e te gh’è dito a pian
co ’n fil de osse:
mon Dieu, que tu es belle
che bela che te sé!

L’era Nadal
e ti vint'ani apena.
3° premio sezione adulti nei dialetti del Triveneto

Natale 1944






Un giaciglio sgangherato
fatto di foglie
sotto ad una piccola baita
coperta di terra.
Pensi e ripensi
al giorno maledetto
in cui sei dovuto scappare
e camminare per ore
senza scarpe nella neve.
Pensi alla famiglia
a tua mamma, a tuo papà
lontani, chissà dove.
Pensi al tuo destino
senza speranza.

Ma ecco Lucia
che arriva con la sporta
e ti sorride.

Tu guardi Lucia
i suoi occhi che brillano
il suo vestito nuovo:
una gonnellina verde
una camicetta bianca
e sopra un golfino rosso
di lana pettinata.

Oggi é Festa Grande.

Tu guardi Lucia
e le hai detto sussurrando
con un filo di voce:
mio Dio, come sei bella
che bella che sei!

Era Natale
e tu appena vent’anni.
Dedicata al partigiano francese col nome di battaglia Pantagruel, morto a vent’anni per cancrena a seguito di congelamento dei piedi e a Lucia, una graziosa giovinetta del paese che si recava tutti i giorni al suo nascondiglio per portargli un po’ di cibo e… il suo sorriso.
Bruno Castelletti di Verona
Motivazione: La poesia, delicata e originale per i temi consueti della trattazione dialettale, racconta una storia partigiana. Sulle povere cose di Pantagruel malato e disperato, si leva, quasi improvvisa una luce. Luce come Lucia. La lingua francese fa il resto. Mon dieu que tu es belle.